Tutone: una storia di famiglia

profilo aziendale

Le origini dell'azienda Tutone risalgono al 1813, quando a Palermo in piazza Fieravecchia, oggi piazza Rivoluzione, nella drogheria di famiglia si preparava il celebre Anice Unico (zammu') secondo la ricetta segreta custodita gelosamente da sei generazioni. L'azienda, sempre gestita dalla famiglia, ha sede operativa dal 1948 nel cuore del centro storico di Palermo, in via Garibaldi, all'interno del Palazzo Aiutamicristo. Qui prepara i prodotti, mantenendo sempre inalterati i metodi e la natura artigiana delle ricette. Nel 1979, sempre con capitale familiare, si e' costituita la S.p.A. Oltre che della gestione e delle politiche aziendali, mirate ad ampliare la gamma dei distillati e dei liquori, la famiglia si occupa direttamente di seguire le preparazioni dei prodotti e la commercializzazione attraverso la rete di distribuzione. 

Company Profile

The origins of the company Tutone are dated back to 1813, when in the Fieravecchia square of Palermo, now called Rivoluzione square, the famous Anice Unico (zammù) was prepared in the  family grocery according to the secret recipe that had been jealously guarded for six generations. Starting  1948, the company, always managed by the family, has its headquarters in the heart of the inner city of Palermo,  in the Garibaldi Street, inside the Aiutamicristo Palace. Here the products are prepared by keeping unchanged the methods and the genuine nature of the recipes. In 1979, still family-owned, the joint-stock company was established.  In addition to the management and the corporate policies, aimed at increasing the range of spirits and liqueurs, the family is directly involved in following the preparations of the products and the marketing through the distribution chain. 

 



La storia

Fra le tradizioni di Palermo, va senz'altro annoverato l'uso dell'anice per rendere più gradevole e dissetante l'acqua fresca. Una poesia di Giovanni Meli in dialetto siciliano, scritta nel 1759, descrive un acquaiolo (acquavitaru) che vende acqua con anice (zammu'). 

.....pri ddu chianu chianu, girannu cu ’na bozza picciridda, Jia banniannu cu li gotti ’mmanu: "Acqua cu lu zammù chi l’haju fridda!" (per tutto il piano di Parnaso, andando in giro con una piccola cantimplora, andava coi bicchieri in mano gridando: " Acqua con anice veramente fresca!") 


Più indietro nel tempo un disegno del 1724, ad opera del canonico Mongitore, ritrae un analogo venditore d'acqua che assiste tra la folla ad un rogo dell'Inquisizione. Anticamente gli acquaioli giravano per le strade con una piccola cantimplora (bozza) contenente acqua fredda, con una bottiglietta d' anice e con i bicchieri (gotti).  Dal 1860, qualcuno di loro si sistemava invece in un angolo di piazza con un deschetto (tavulidda) e la quartara. 

L'usanza dell'acqua con anice, dunque molto antica, risale secondo alcuni addirittura al periodo degli arabi, dalla cui lingua avrebbe origine la parola zammu'. Ma questo termine potrebbe derivare anche da sammu', com'e' chiamata in alcune regioni italiane la sambuca: liquore a base di semi d'anice.


Se e' un mistero l'origine etimologica dello zammu', lo e' ancor piu' la ricetta con cui viene distillato dai semi d'anice secondo le giuste dosi. 

Si tratta infatti di un segreto custodito in cassaforte da sei generazioni della famiglia Tutone, trascritto in bella grafia su un quadernetto con copertina nera e fogli a quadretti, dove trovano spazio anche altre ricette di liquori derivati. 

Probabilmente questa formula dell'anice per acqua fu creata proprio dai Tutone nel 1813, utilizzando l'anetolo venduto in farmacia, ossia l'olio essenziale che si ricava dai semi dell'anice stellato (quest'ultimo e' ancor oggi l'elemento fondamentale del prodotto, e viene importato direttamente dalla Cina Popolare). Si tratto' di una ricetta nuova per la produzione di quello zammu' che già si usava da tanti secoli. E per evidenziare la distinzione si utilizzo' il nome di Anice Unico. 

Quasi 200 anni fa, la storia di questo prodotto ebbe inizio così nel capoluogo siciliano, in piazza Fieravecchia (oggi piazza Rivoluzione) dove, all'ombra della statua del Vecchio Palermo, c'era il chiosco dell'acqua dei Tutone, annesso a una tabaccheria di proprietà della stessa famiglia. Si trattava di un negozio frequentato anche dall'aristocrazia palermitana, essendo ubicato cosi' vicino al teatro Santa Cecilia: il più importante della citta' fino al 1892. 

Fu consueto, fino ai primi del Novecento, vedere eleganti signore che facevano fermare le loro carrozze di fronte al chiosco per dissetarsi con acqua e anice.  


Lo studioso di tradizioni popolari Giuseppe Pitre' descrisse questo e altri chioschi dell'epoca come «fantastici, per i giganteschi bicchieri con pesci color d'oro e d'argento, per i limoni in mezzo all'acqua o contornanti l'edicola medesima, per le foglie verdi sparse qua e la' in giro». Ai primi del Novecento, il progetto di un nuovo chiosco fu ordinato da Francesco Tutone allo studio di Ernesto Basile, ma non venne mai costruito. Oggi ce ne resta solo il disegno dell'architetto Antonio Lo Bianco, allievo del grande architetto liberty. Agli inizi del Novecento, grazie al ministro e poi presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando, le bottiglie di questo prodotto cominciarono a essere presenti pure all'interno di Montecitorio, inaugurando quella che e' oggi una consuetudine. 

History

Among the traditions of Palermo, it is indeed included the use of anisette to make cool water more pleasant and refreshing to drink. Written in the Sicilian dialect in 1759, a poem by Giovanni Meli depicts a man (locally called acquavitaru) selling water with anisette ( locally called zammu'). 

.....pri ddu chianu chianu, girannu cu ’na bozza picciridda, Jia banniannu cu li gotti ’mmanu: "Acqua cu lu zammu' chi l’haju fridda!" (across the whole plan of Parnaso, going around with a little flask and holding glasses with one hand,  (he) went shouting: “ (I sell) Very cool water with anisette!!") 

More back in time, a drawing by the canon Mongitore (1724), portrays a similar water-seller standing in the crowd while gazing at a stake of the Inquisition. Formerly water carriers roamed the streets with a small flask containing cold water, with a bottle of anisette and some glasses (gotti). Starting 1860, some of them used to settle instead in a corner of the square, with a small desk (tavulidda) and an earthenware jar (quartara). According to somebody the custom of drinking water with anisette, therefore very old, could be dated back to the Arabs, who coined the word zammu'. This term may also derive from the term sammu', which is the way the Sambuca spirit is called in some Italian regions: it is a liqueur made from seeds of anise. If the etymological origin of the zammù is still a mistery, the recipe explaining how to distil it properly from the seeds of anise is even more unknown. It is actually a secret which has been kept in the safe of the Tutones for six generations, that has been written in a beautiful handwriting in a little black-covered and with squared sheets book, where other recipes of derivatives liqueurs can be found. Probably the formula to make anise for water was conceived right by the Tutones in 1813, using the anethole sold in drugstores, which is an essential oil extracted from the seeds of star anise (the latter is still the main ingredient of the product, and it is imported directly from China). Hence, it was a new recipe for the production of that zammu' which had already been used since many centuries. To highlight the distinction, it went under the name of Anice Unico.

So, nearly two hundred years ago, the story of this product began in the Sicilian capital, in the Fieravecchia square (now called Rivoluzione square) where, in the shadow of the statue of the Old Palermo,  there was the Tutones’ water kiosk, attached to a tobacco shop owned by the family itself. It was a shop frequented also by the aristocracy of Palermo, since it was located very close to the Santa Cecilia theater: the most important one of the city until 1892. It was usual, till the early twentieth century, to see elegant ladies stopping their coaches in front of the kiosk to quench their thirst by drinking water and anise.


Giuseppe Pitre', student of folk customs, described this and other kiosks from that period as "fantastics, because of the giant glasses with golden and silver-plated fishes, the lemons in the water or fringing the shrine itself, the green leaves scattered around here and there". At the beginning of the twentieth century, Francesco Tutone commissioned the project of a new kiosk to Ernesto Basile, but it was never built. Today all we have from that project is a drawing by the architect Antonio Lo Bianco, a pupil of the great architect interested in the liberty style. In the early twentieth century, thanks to the Minister and then Prime Minister Vittorio Emanuele Orlando, bottles of this product began to appear also inside Palazzo Montecitorio (an institutional building in Rome), inaugurating what is nowadays a custom.